Oggi un po' di pubblicità ai bravissimi a-mici di Gattolandia.
Non solo svolgono un'importante attività con appassionato affetto, ma aggiornano costantemente la pagina facebook con notizie, foto e perfino poesie dedicate ai gatti.
Questa, appena pubblicata, è un'ode ai gatti di strada, ai vagabondi, a quelli che hanno altro che l'attenzione di alcuni amici umani:
Il giornale dei gatti
I gatti hanno un giornale
con tutte le novità
e sull’ultima pagina
la “Piccola pubblicità”.
“Cercasi casa comoda
con poltrone fuori moda:
non si accettano bambini
perché tirano la coda.”
“Cerco vecchia signora
a scopo compagnia.
Precisare referenze
e conto in macelleria.”
“Premiato cacciatore
cerca impiego in granaio.”
“Vegetariano, scapolo,
cerca ricco lattaio.”
I gatti senza casa
la domenica dopopranzo
leggono questi avvisi
più belli di un romanzo:
per un’oretta o due
sognano ad occhi aperti,
poi vanno a prepararsi
ai notturni concerti.
Gianni Rodari
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giovedì 28 agosto 2014
Gattolandia
mercoledì 16 luglio 2014
Azrael, il gatto di Stephen King
Ho appena finito di leggere Doctor Sleep di Stephen King, l'attesissimo seguito di Shining.
Se avete amato l'inquietante storia del piccolo Dan e dell'Overlook Hotel, se il ghigno di Jack Nicholson - Jack Torrance vi terrorizza ancora, leggete cos'è accaduto dopo.
Danny lavora in una casa di riposo, dopo una vita irregolare, tormentata da alcolismo e abusi. Ha sempre la sua luccicanza, accudisce gli anziani, e lo chiamano Dottor Sonno perché sa aiutarli nel passaggio al mondo delle ombre.
C'è anche un gatto, Azrael, che come le ombre è grigio, e porta il nome tradizionalmente attribuito nell'Islam all'angelo della morte. Azrael (dall'arabo: عزرائیل, ʿAzrāʾīl), significa "colui che Dio aiuta" è l'angelo che ha il compito di presiedere alla morte, accompagnare le anime dei defunti o deciderne la sorte.
In Doctor Sleep Dan combatte contro i membri assassini del Vero Nodo, insaziabili predatori di bambini che possiedono il dono della luccicanza. A caccia di Abra Stone, ragazzina dai poteri incredibili, la capessa dei vampiri Rose Cilindro sarà sfidata in un epico duello là dove sorgeva l'Overlook Hotel. Se amate King, e i gatti, leggete il romanzo.
C'è una statua di Azrael - l'angelo, non il gatto - nel cimitero di Staglieno, a Genova:
Se avete amato l'inquietante storia del piccolo Dan e dell'Overlook Hotel, se il ghigno di Jack Nicholson - Jack Torrance vi terrorizza ancora, leggete cos'è accaduto dopo.
Danny lavora in una casa di riposo, dopo una vita irregolare, tormentata da alcolismo e abusi. Ha sempre la sua luccicanza, accudisce gli anziani, e lo chiamano Dottor Sonno perché sa aiutarli nel passaggio al mondo delle ombre.
C'è anche un gatto, Azrael, che come le ombre è grigio, e porta il nome tradizionalmente attribuito nell'Islam all'angelo della morte. Azrael (dall'arabo: عزرائیل, ʿAzrāʾīl), significa "colui che Dio aiuta" è l'angelo che ha il compito di presiedere alla morte, accompagnare le anime dei defunti o deciderne la sorte.
In Doctor Sleep Dan combatte contro i membri assassini del Vero Nodo, insaziabili predatori di bambini che possiedono il dono della luccicanza. A caccia di Abra Stone, ragazzina dai poteri incredibili, la capessa dei vampiri Rose Cilindro sarà sfidata in un epico duello là dove sorgeva l'Overlook Hotel. Se amate King, e i gatti, leggete il romanzo.
C'è una statua di Azrael - l'angelo, non il gatto - nel cimitero di Staglieno, a Genova:
domenica 2 febbraio 2014
Il ragazzo-cane
Ho appena finito di leggere questo libro:
Ogni mattina, puntuali come orologi, salgono a bordo la metropolitana, iniziano la loro routine quotidiana nel caos della città. Questi sono i cani randagi che vivono nella periferia di Mosca e fanno i pendolari sui treni da e per il centro della città in cerca di cibo. Poi tornano alle periferie dove trascorrono la notte.
Gli esperti che li studiano dicono che di solito scelgono le carrozze più tranquille nella parte anteriore e posteriore del treno, e cooperano per assicurarsi di scendere alla fermata giusta, valutando il tempo del tragitto. Si pensa che il fenomeno sia iniziato dopo il crollo dell'Unione Sovietica nel 1990.
Il dottor Andrei Poiarkov dell'Istituto di Ecologia ed Evoluzione di Mosca ha dichiarato che i complessi industriali trasferiti dal centro della città alla periferia sono utilizzati dai cani senza casa come rifugi. Poiché le risorse di cibo abbondano nel centro della città, i cani hanno dovuto imparare come viaggiare in metropolitana.
Egli dice anche che hanno imparato a saltare sul treno secondi prima che le porte chiudano, rischiando di lasciarci la coda: ma lo farebbero per divertimento. E a volte si addormentano e scendono alla fermata sbagliata. "I cani hanno anche incredibilmente imparato ad usare i semafori per attraversare la strada in sicurezza", aggiunge Poiarkov. E usano astuzie per ottenere gustosi bocconcini.
Le drammatiche storie dei bambini senza casa in Romania e in Russia sono raccontate in documentari come questo, di Hanna Polak e Andrzej Celiński:
Il termine bomži usato per definire il piccolo Romochka significa “persona senza fissa dimora”.
Bomž è un neologismo derivato dalla definizione Bez Opredelënnogo MestoŽitel'stvo (Senza Fissa Dimora- fonte).
Dimenticate la copertina, che non è rappresentativa della storia. La lettura mi ha completamente assorbita per qualche giorno, e, devo dire, anche una notte. Avevo interrotto perché a un certo punto bisogna pur dormire, ma il pensiero di Romochka e dei suoi cani mi inquietava profondamente. Mi sembrava una vicenda a tratti inverosimile, sebbene fortemente coinvolgente. Dal Libro della giungla al Ragazzo selvaggio di Truffaut, dal Ragazzo gazzella di Jean-Claude Armen a Kaspar Hauser il tema è affascinante e denso di implicazioni psicologiche e scientifiche. Chi ama gli animali, chi ha un profondo rapporto con loro, chi si interroga sui processi di domesticazione e sulle modalità con le quali uomo ed animale comunicano e interagiscono, non può non esserne colpito.
Sarete travolti dall'ansia, dal dolore, pagina dopo pagina.
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| Ivan Mishukov, il ragazzo-cane |
Una breve ricerca sul web mi ha restituito, oltre alle foto di Ivan Mishukov, il dog boy del libro poi adottato, la storia dei ragazzi di strada di Mosca e le incredibili abitudini dei cani randagi: come racconta il libro, prendono davvero la metropolitana.
Il mondo underground delle stazioni e dei treni è uno dei loro territori di caccia.
Ogni mattina, puntuali come orologi, salgono a bordo la metropolitana, iniziano la loro routine quotidiana nel caos della città. Questi sono i cani randagi che vivono nella periferia di Mosca e fanno i pendolari sui treni da e per il centro della città in cerca di cibo. Poi tornano alle periferie dove trascorrono la notte.
Gli esperti che li studiano dicono che di solito scelgono le carrozze più tranquille nella parte anteriore e posteriore del treno, e cooperano per assicurarsi di scendere alla fermata giusta, valutando il tempo del tragitto. Si pensa che il fenomeno sia iniziato dopo il crollo dell'Unione Sovietica nel 1990.
Il dottor Andrei Poiarkov dell'Istituto di Ecologia ed Evoluzione di Mosca ha dichiarato che i complessi industriali trasferiti dal centro della città alla periferia sono utilizzati dai cani senza casa come rifugi. Poiché le risorse di cibo abbondano nel centro della città, i cani hanno dovuto imparare come viaggiare in metropolitana.
Egli dice anche che hanno imparato a saltare sul treno secondi prima che le porte chiudano, rischiando di lasciarci la coda: ma lo farebbero per divertimento. E a volte si addormentano e scendono alla fermata sbagliata. "I cani hanno anche incredibilmente imparato ad usare i semafori per attraversare la strada in sicurezza", aggiunge Poiarkov. E usano astuzie per ottenere gustosi bocconcini.
Le drammatiche storie dei bambini senza casa in Romania e in Russia sono raccontate in documentari come questo, di Hanna Polak e Andrzej Celiński:
Il termine bomži usato per definire il piccolo Romochka significa “persona senza fissa dimora”.
Bomž è un neologismo derivato dalla definizione Bez Opredelënnogo MestoŽitel'stvo (Senza Fissa Dimora- fonte).
giovedì 23 gennaio 2014
Cat Sense
Eccovi, in una traduzione probabilmente imprecisa ma spero sufficientemente aderente all'originale pubblicata su http://catsensebook.com, Cat Sense di John Bradshaw.
I gatti sono animali domestici popolari da migliaia di anni, e il loro numero non fa altro che crescere. Oggi ci sono tre gatti per ogni cane sul pianeta, eppure i gatti restano più misteriosi, perfino per i loro adoranti proprietari. A differenza dei cani, i gatti si sono evoluti come cacciatori solitari, e, mentre molti hanno imparato a convivere con gli esseri umani e anche a sentire affetto per noi, ancora non ci capiscono del tutto come fanno i cani , e forse non lo faranno mai. Ma i gatti hanno ricca vita emotiva che dobbiamo rispettare e capire se sono a prosperare in nostra compagnia.
In Cat Sense, il rinomato antropozoologo John Bradshaw ci porta dentro la mente del gatto domestico come mai prima, con una ricerca scientifica d'avanguardia per sfatare i miti e spiegare la vera natura dei nostri amici felini. Tracciando l'evoluzione del gatto da predatore solitario a compagno addomesticato, Bradshaw dimostra che, sebbene i gatti e gli esseri umani abbiamo vissuto insieme per almeno 8000 anni, i primi rimangono indipendenti, predatori, e diffidenti al contatto con i propri simili, qualità che spesso si scontrano con i nostri stili di vita moderni. I gatti hanno ancora tre su quattro zampe ben piantate in natura, e nel giro di poche generazioni possono facilmente tornare alla vita indipendente che era appannaggio esclusivo dei loro predecessori circa 10.000 anni fa.
I gatti sono incredibilmente flessibili, e dato il giusto ambiente possono adattarsi a una vita domestica con i loro proprietari - ma per continuare farlo, avranno sempre più bisogno del nostro aiuto.
Se vogliamo vivere in armonia con i nostri gatti, Bradshaw spiega, dobbiamo prima comprendere le loro stranezze ereditate: comprendere il loro linguaggio del corpo, mantenendo l'ambiente in cui vivono - per quanto piccolo - sufficientemente interessante, e sempre più proattivi nella gestione sia del loro istinto di caccia naturali sia le loro relazioni con gli altri gatti. Lettura obbligata per ogni amante dei gatti, Cat Sense offre umane, penetranti intuizioni circa il gatto domestico che sfidano le nostre ipotesi più elementari e la promessa di migliorare notevolmente la vita dei nostri animali domestici e le nostre.
John Bradshaw is Foundation Director of the Anthrozoology Institute at the University of Bristol. Author of the New York Times bestseller Dog Sense, he lives in Southampton, England. (Photo Credit: Alan Peters)
I gatti sono animali domestici popolari da migliaia di anni, e il loro numero non fa altro che crescere. Oggi ci sono tre gatti per ogni cane sul pianeta, eppure i gatti restano più misteriosi, perfino per i loro adoranti proprietari. A differenza dei cani, i gatti si sono evoluti come cacciatori solitari, e, mentre molti hanno imparato a convivere con gli esseri umani e anche a sentire affetto per noi, ancora non ci capiscono del tutto come fanno i cani , e forse non lo faranno mai. Ma i gatti hanno ricca vita emotiva che dobbiamo rispettare e capire se sono a prosperare in nostra compagnia.
In Cat Sense, il rinomato antropozoologo John Bradshaw ci porta dentro la mente del gatto domestico come mai prima, con una ricerca scientifica d'avanguardia per sfatare i miti e spiegare la vera natura dei nostri amici felini. Tracciando l'evoluzione del gatto da predatore solitario a compagno addomesticato, Bradshaw dimostra che, sebbene i gatti e gli esseri umani abbiamo vissuto insieme per almeno 8000 anni, i primi rimangono indipendenti, predatori, e diffidenti al contatto con i propri simili, qualità che spesso si scontrano con i nostri stili di vita moderni. I gatti hanno ancora tre su quattro zampe ben piantate in natura, e nel giro di poche generazioni possono facilmente tornare alla vita indipendente che era appannaggio esclusivo dei loro predecessori circa 10.000 anni fa.
I gatti sono incredibilmente flessibili, e dato il giusto ambiente possono adattarsi a una vita domestica con i loro proprietari - ma per continuare farlo, avranno sempre più bisogno del nostro aiuto.
Se vogliamo vivere in armonia con i nostri gatti, Bradshaw spiega, dobbiamo prima comprendere le loro stranezze ereditate: comprendere il loro linguaggio del corpo, mantenendo l'ambiente in cui vivono - per quanto piccolo - sufficientemente interessante, e sempre più proattivi nella gestione sia del loro istinto di caccia naturali sia le loro relazioni con gli altri gatti. Lettura obbligata per ogni amante dei gatti, Cat Sense offre umane, penetranti intuizioni circa il gatto domestico che sfidano le nostre ipotesi più elementari e la promessa di migliorare notevolmente la vita dei nostri animali domestici e le nostre.
lunedì 18 novembre 2013
Una gattara molto speciale
Se n'è andata una grande scrittrice, e famosa gattara. Doris Lessing è morta il 17 novembre a 94 anni.
Aveva scritto, tra l'altro, Gatti molto speciali.
Aveva scritto, tra l'altro, Gatti molto speciali.
lunedì 7 gennaio 2013
Felinità
Non sono una scrittrice e nemmeno avrei mai pensato di cimentarmi con un’esperienza del genere… Semplicemente un giorno il mio gatto Spizzico, dopo 13 anni di onorato pigro servizio felino, ha deciso di cambiare vita. Per anni non si era mai attardato in terrazza per più di 3 minuti. Era sempre stato solito prendere una boccata d’aria per poi tornare di corsa in casa terrorizzato all’idea di rimanere chiuso fuori (in giovane età era stato abbandonato malato in un cassonetto). … poi, all’improvviso, una notte è andato in terrazza, si è buttato dal secondo piano, ha esplorato tutto il giardino condominiale, è sparito per un’intera giornata… e al ritorno non era più lo stesso… Era come se avesse deciso di sperimentare tutti quegli aspetti della vita di un gatto che si era negato fino a quel momento. In famiglia cominciammo a scherzare sul fatto che probabilmente fosse vittima di una crisi di mezza età felina e lentamente prese forma il racconto “Felinità”. Consuelo Pasca
Grazie a Ilaria per la segnalazione.
domenica 23 dicembre 2012
Libri gatteschi
"... ai suoi occhi si presentò lo spettacolo incredibile di un gatto rossiccio che leggeva ad alta voce, affiancato da un essere mai visto, una specie di rocchetto arruffato che sorrideva compiaciuto."
Siamo a pagina 103 di:
Siamo a pagina 103 di:
Qual è il compito del gatto Ruggine, figlio di Ramon lo sciupagatte e della dolce Rossana? Andare a un importante raduno gattesco. Un viaggio avventuroso, che il micio torinese compie insieme al rocchetto Odradek, nato dalla penna di Kafka e finito qui, a far da maestro e compagno di avventure a un gatto di cortile diventato viaggiatore. Treni e libri, magazzini e negozi, extraterresti e bibliotecari: da Torino alla campagna inglese, passando per Trieste, Ruggine impara a leggere e racconta al rocchetto cos'ha visto in TV.
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| Un esempio di come un artista ha immaginato il rocchetto |
Il libro, di Margherita Oggero, è una delle mie letture gattesche per Natale. L'altro, che non ho ancora finito, è L’Incredibile Storia di Soia e Tofu, di Pallavi Aiyar, giornalista e scrittrice indiana. Vi saprò dire!
sabato 3 novembre 2012
Buono da mangiare
Il mio amico Antonio pubblica su facebook un appello riguardante una "festa" dove si consuma carne di gatto. Inutile dire che condivido la sua indignazione per come vengono macellate le povere bestiole. E che mai e poi mai banchetterei con carne felina.
Antonio è da anni vegetariano, io sono una quasi-vegetariana, nel senso che di carne ne mangio, per scelta salutistica ed etica, pochissima. Carne di manzo, coniglio, pollo, cavallo o maiale, beninteso. Ho mangiato insetti (in Messico) e serpenti (Malesia). Carne felina, nemmeno voglio pensarci. Perchè?
Marvin Harris (1927 – 2001), che fu direttore del Dipartimento di Antropologia della Columbia University, ha pubblicato una ventina d'anni fa un interessante libro, Buono da mangiare, dove discute i tabù alimentari. In estrema sintesi, la scelta di ciò che è buono sarebbe fortemente condizionata da fattori economici, religiosi e ambientali. Ciò che determina il "buono" ed il "lecito" è il bilancio costi-benefici nella produzione dell’alimento stesso. La vacca sacra è, per esempio, un efficace spazzino e produce latticini, oltre a fornire la forza che muove gli aratri. E' dunque un animale essenziale per l’economia della zona. Ecco perché non viene mangiata, e perché esistono anche "pensionati" per vacche sacre anziane!
Gli americani ( e gli Inglesi) inorridiscono per il consumo europeo di carne di cavallo. La passione per i Francesi verso le lumache è altrettanto inspiegabile, per loro.
Inoltre, per ogni civiltà, mangiare un pet è tabù: per noi cavalli e conigli non sono pet , per gli Americani sì. Tutti gli Occidentali inorridiscono per la consuetudine cinese al consumo di cani, e sono perplessi anche dal fatto che in Australia canguri e coccodrilli sono serviti a tavola.
Si affiancano a questi tabù i divieti religiosi. Il maiale non è adatto all’ambiente arido e al clima del Medio Oriente; per essere allevato, poi, dovrebbe nutrirsi degli stessi cibi dell’uomo e diventare, così, un suo competitore. Invece, bovini, ovini e caprini si cibano di erbe e fogliame del tutto non adatti all’alimentazione umana: non sono nostri competitori, sono economicamente vantaggiosi in termini di bilancio costi-benefici. Da qui il divieto.
Il libro è una lettura a mio avviso fondamentale. Il capitolo sul latte e l'intolleranza al lattosio è avvincente.
Antonio è da anni vegetariano, io sono una quasi-vegetariana, nel senso che di carne ne mangio, per scelta salutistica ed etica, pochissima. Carne di manzo, coniglio, pollo, cavallo o maiale, beninteso. Ho mangiato insetti (in Messico) e serpenti (Malesia). Carne felina, nemmeno voglio pensarci. Perchè?
Marvin Harris (1927 – 2001), che fu direttore del Dipartimento di Antropologia della Columbia University, ha pubblicato una ventina d'anni fa un interessante libro, Buono da mangiare, dove discute i tabù alimentari. In estrema sintesi, la scelta di ciò che è buono sarebbe fortemente condizionata da fattori economici, religiosi e ambientali. Ciò che determina il "buono" ed il "lecito" è il bilancio costi-benefici nella produzione dell’alimento stesso. La vacca sacra è, per esempio, un efficace spazzino e produce latticini, oltre a fornire la forza che muove gli aratri. E' dunque un animale essenziale per l’economia della zona. Ecco perché non viene mangiata, e perché esistono anche "pensionati" per vacche sacre anziane!
Gli americani ( e gli Inglesi) inorridiscono per il consumo europeo di carne di cavallo. La passione per i Francesi verso le lumache è altrettanto inspiegabile, per loro.
Inoltre, per ogni civiltà, mangiare un pet è tabù: per noi cavalli e conigli non sono pet , per gli Americani sì. Tutti gli Occidentali inorridiscono per la consuetudine cinese al consumo di cani, e sono perplessi anche dal fatto che in Australia canguri e coccodrilli sono serviti a tavola.
Si affiancano a questi tabù i divieti religiosi. Il maiale non è adatto all’ambiente arido e al clima del Medio Oriente; per essere allevato, poi, dovrebbe nutrirsi degli stessi cibi dell’uomo e diventare, così, un suo competitore. Invece, bovini, ovini e caprini si cibano di erbe e fogliame del tutto non adatti all’alimentazione umana: non sono nostri competitori, sono economicamente vantaggiosi in termini di bilancio costi-benefici. Da qui il divieto.
Il libro è una lettura a mio avviso fondamentale. Il capitolo sul latte e l'intolleranza al lattosio è avvincente.
mercoledì 3 ottobre 2012
Haruki Murakami
Di Haruki Murakami, il grande scrittore giapponese che ama i gatti e di cui abbiamo già parlato, sto leggendo l'avvincente 1Q84. Negli anni '70 lo scrittore aprì a Tokyo un jazz bar, il Peter Cat.
Non ho trovato molte immagini (cercavo il gatto del Cheshire dell'insegna) ma eccole qui:
domenica 26 agosto 2012
La mathematique du Chat
Le Chat è fumetto che il belga Philippe Geluck disegna dal 1983. Il gatto delle strisce, molto famoso nei paesi francofoni, è un grosso felino grigio, vestito come un umano con tanto di cravatta.
Nella parola hashish la prima h è aspirata. Fa più effetto.
Le strisce che hanno a che fare con la matematica sono state raccolte in nel volume La mathématique du Chat, curato dal matematico Daniel Justens.
Tutto sul gatto matematico nel post dedicato da kees popinga (che ho letto nell'attesa di procurarmi questo libro).
C’è qualcuno capace di spiegarmi perché, quando sono in piedi davanti a uno specchio, la mia mano sinistra diventa la mia mano destra e la mia mano destra diventa la sinistra, mentre quando mi sdraio davanti allo stesso specchio i miei piedi restano dalla stessa parte, e anche la testa?
venerdì 6 luglio 2012
Gatti da brivido
S. King è uno scrittore che amo molto e che ama i gatti. La mia amica Florasol ha postato questa bella foto su FB:
L'editor della rivista Cavalier Nye Willden chiese a King di scrivere, a partire dalla foto di un gatto che soffia, le prime cinquecento parole per un racconto che i lettori avrebbero dovuto completare per un concorso, ma King fu abbastanza interessato da completare a sua volta la storia. È stato pubblicato con il titolo Il gatto che venne dall'inferno nella raccolta a tema Gatti da brivido.
Trama (il finale è in caratteri piccoli, se vuoi leggere il racconto senza che il finale ti sia rivelato)
Un killer professionista viene assunto da un anziano magnate dell'industria farmaceutica per eliminare un insolito obiettivo, un gatto. Pur sentendo una particolare sintonia con i felini, l'assassino non ha alcuna esitazione ad accettare l'ingaggio di dodicimila dollari per un compito privo di alcuna difficoltà. Per quanto l'anziano lo metta in guardia sul fatto che l'animale sia stato il diretto responsabile della morte, apparentemente accidentale, di tre abitanti della casa (la sorella, l'amante di un tempo e il domestico) ed è per questo che vuole liberarne prima di essere ucciso a sua volta (nel suo caso, si tratterebbe di una meritata vendetta, visto che la sua azienda ha ucciso migliaia di gatti per testare il suo prodotto più importante), il professionista non crede che possa avere capacità sovrannaturali, ma ha modo di pentirsene amaramente: mentre si reca verso il luogo dove dovrebbe svolgere il "lavoro", rimane vittima di un incidente d'auto, causato proprio dal gatto, inspiegabilmente libero dal contenitore in cui era stato accuratamente imprigionato, e, bloccato tra i rottami, si ritrova indifeso in balia delle unghie del diabolico animale.
L'occhio del gatto di Lewis Teague è invece un film del 1985, basato su due storie di Stephen King.
L'editor della rivista Cavalier Nye Willden chiese a King di scrivere, a partire dalla foto di un gatto che soffia, le prime cinquecento parole per un racconto che i lettori avrebbero dovuto completare per un concorso, ma King fu abbastanza interessato da completare a sua volta la storia. È stato pubblicato con il titolo Il gatto che venne dall'inferno nella raccolta a tema Gatti da brivido.
Trama (il finale è in caratteri piccoli, se vuoi leggere il racconto senza che il finale ti sia rivelato)
Un killer professionista viene assunto da un anziano magnate dell'industria farmaceutica per eliminare un insolito obiettivo, un gatto. Pur sentendo una particolare sintonia con i felini, l'assassino non ha alcuna esitazione ad accettare l'ingaggio di dodicimila dollari per un compito privo di alcuna difficoltà. Per quanto l'anziano lo metta in guardia sul fatto che l'animale sia stato il diretto responsabile della morte, apparentemente accidentale, di tre abitanti della casa (la sorella, l'amante di un tempo e il domestico) ed è per questo che vuole liberarne prima di essere ucciso a sua volta (nel suo caso, si tratterebbe di una meritata vendetta, visto che la sua azienda ha ucciso migliaia di gatti per testare il suo prodotto più importante), il professionista non crede che possa avere capacità sovrannaturali, ma ha modo di pentirsene amaramente: mentre si reca verso il luogo dove dovrebbe svolgere il "lavoro", rimane vittima di un incidente d'auto, causato proprio dal gatto, inspiegabilmente libero dal contenitore in cui era stato accuratamente imprigionato, e, bloccato tra i rottami, si ritrova indifeso in balia delle unghie del diabolico animale.
L'occhio del gatto di Lewis Teague è invece un film del 1985, basato su due storie di Stephen King.
lunedì 18 giugno 2012
Gatti famosi: i gatti di Anna Frank
Il diario di Anna Frank è una delle storie più commoventi lasciate in eredità agli uomini.
martedì 12 giugno 2012
Auguri a Margherita
Margherita Hack compie novant'anni.
Tanti auguri a una grande donna che ha un grande amore per i gatti.
Vive a Trieste con il marito Aldo e gli amatissimi animali. Come festeggiare un traguardo così importante?L'astrofisica fiorentina ripercorre date, nomi ed episodi dei suoi "primi 90 anni, laici e ribelli" nell'autobiografia scritta con Federico Taddia, Nove vite come i gatti, per i tipi della Rizzoli.
Tanti auguri a una grande donna che ha un grande amore per i gatti.
Vive a Trieste con il marito Aldo e gli amatissimi animali. Come festeggiare un traguardo così importante?L'astrofisica fiorentina ripercorre date, nomi ed episodi dei suoi "primi 90 anni, laici e ribelli" nell'autobiografia scritta con Federico Taddia, Nove vite come i gatti, per i tipi della Rizzoli.
venerdì 11 maggio 2012
Giovanni Keplero aveva un gatto nero
Poesie e scienza da leggere.
Giovanni Keplero
aveva un gatto nero
che storceva le vibrisse
se sentiva cerchio e non ellisse.
di Popinga.
Giovanni Keplero
aveva un gatto nero
che storceva le vibrisse
se sentiva cerchio e non ellisse.
di Popinga.
domenica 18 marzo 2012
Dedicato ai lettori gatti
L'inserto domenicale de IlSole24ore dedica il Fermoposta di Giuseppe Scaraffia ai gatti.
Alcuni lettori, nel raccontare dove leggono l'inserto, hanno inviato le foto dei loro mici compagni di lettura. C'è un micio nero accoccolato in braccio al suo padrone, un rosso con le zampette ben piantate sull'inserto, un soriano adagiato sul giornale - tipica presa di possesso felina delle pagine stampate. E così Scaraffia accompagna le foto con qualche gustoso aneddoto della consuetudine felina con la parola scritta e con i poeti. Apollinaire scriveva dalla trincea per chiedere notizie dell'amatissima Pipe. o - per i gatti contemporanei - la tastiera del computer. Scaraffia stesso che racconta di Ash, il suo gatto appassionato di lettori dvd e stampanti. E la lettrice Margherita che ricorda l'aforisma: "Se vuoi il posto migliore della casa devi spostare il gatto".
Alcuni lettori, nel raccontare dove leggono l'inserto, hanno inviato le foto dei loro mici compagni di lettura. C'è un micio nero accoccolato in braccio al suo padrone, un rosso con le zampette ben piantate sull'inserto, un soriano adagiato sul giornale - tipica presa di possesso felina delle pagine stampate. E così Scaraffia accompagna le foto con qualche gustoso aneddoto della consuetudine felina con la parola scritta e con i poeti. Apollinaire scriveva dalla trincea per chiedere notizie dell'amatissima Pipe. o - per i gatti contemporanei - la tastiera del computer. Scaraffia stesso che racconta di Ash, il suo gatto appassionato di lettori dvd e stampanti. E la lettrice Margherita che ricorda l'aforisma: "Se vuoi il posto migliore della casa devi spostare il gatto".
giovedì 16 febbraio 2012
Joyce e i gatti
E' stata pubblicata una fiaba inedita scritta nel 1936 da James Joyce e intitolata I gatti di Copenhagen. Chissà cosa ne penserebbe Ciccio Belgiorno che ho avuto il piacere di conoscere a Modica in un luglio assolato di tanti anni fa. Ne avrà avuta certamente una copia!
Da il Sole24ore :

Non mancano le polemiche tra l'editore e la Fondazione Joyce. I diritti d'autore, scaduti quest'anno, non si applicherebbero agli inediti. Tutto l'articolo qui.
La fiaba I gatti di Copenhagen di James Joyce (1882-1941), recentemente scoperta, è stata pubblicata per la prima volta a Dublino da una piccola casa editrice, Ithys Press, che l'ha messa in vendita con un'edizione a tiratura limitata di 200 esemplari illustrati: i prezzi vanno dai 300 ai 1.200 euro a seconda del tipo di carta usata per la stampa. La storia fu scritta in una lettera il 5 settembre 1936 per il nipote del romanziere irlandese, Stephen James Joyce, all'epoca un bimbo di quattro anni che viveva in Francia, ed è intitolata «The Cats di Copenhagen».
Il raccontino fiabesco fu ispirato da una vacanza nella capitale della Danimarca compiuta in quel periodo dall'autore di «Gente di Dublino». L'editore Anastasia Herbert ha spiegato che si tratta di «un racconto gemello un pò più breve» di «The Cat and the Devil» (Il gatto e il diavolo) scritto sempre per il nipotino qualche tempo dopo e finora nota come l'unica favola di Joyce. «È una piccola gemma, che riflette l'umorismo, sorprendendo per la sua squisitezza narrativa», ha detto Herbert. La favola, ambientata in una Copenhagen dove nulla è come sembra e secondo Ithys Press nell'immagine dei gatti ci sarebbero elementi di «anti-autoritarismo se non addirittura di anarchia».

James Joyce (1882-1941), Parigi - 1934 Roger-Viollet/AlinariStudio Lipnitzki
Non mancano le polemiche tra l'editore e la Fondazione Joyce. I diritti d'autore, scaduti quest'anno, non si applicherebbero agli inediti. Tutto l'articolo qui.
martedì 7 febbraio 2012
Les Chats Musìcìens
Serata benefit tra Musica e Letteratura in favore della Colonia Felina dei Gatti della Piramide in occasione della Festa Nazionale del Gatto 2012:
domenica 8 gennaio 2012
Hodge, il gatto di Samuel Johnson
Il più famoso dei gatti di Samuel Johnson era Hodge, immortalato da James Boswell nella sua Life of Johnson:
Non sarebbe giusto, a questo punto, passare sotto silenzio la predilezione che egli ha mostrato per gli animali che aveva preso sotto la sua protezione. Io non dimenticherò mai l'indulgenza con cui trattava Hodge, il suo gatto: per il quale egli stesso andava a comprare le ostriche, per timore che il personale di servizio seccato per quell'incombenza se la prendesse poi con quella povera bestiola. Io sono, purtroppo, uno di quelli che non hanno in simpatia i gatti, così che mi trovo a disagio quando in una camera c'è un gatto; ed io stesso ho spesso sofferto molto per la presenza dello stesso Hodge. Io lo ricordo un giorno che si arrampicava sul petto del Dr. Johnson, a quanto sembrava con grande soddisfazione, mentre il mio amico sorridente gli strofinava la schiena e lo tirava per la coda; quando feci notare che era un bel gatto, Johnson rispose, 'Certo è vero, ma io ho avuto gatti che mi piacevano più di questo;' e poi quasi accorgendosi che Hodge non era soddisfatto, aggiunse, 'ma questo è un gatto molto bello, davvero molto bello'.
Questo mi ricorda quel ridicolo racconto che egli narrò a Bennet Langton, riguardante la spregevole condizione di un giovane di buona famiglia. 'Quando ho sentito parlare di lui recentemente, mi hanno detto che andava in giro per la città sparando ai gatti.' Quindi in una sorta di benevola fantasticheria, si ricordò del suo gatto preferito e disse, 'Ma Hodge non sarà ucciso; no, no, Hodge non deve morire.'Johnson comprava le ostriche per il suo gatto (nella statua di Hodge nel cortile antistante la casa del Dr Johnson, 17 Gough Square, Londra, il gatto è ritratto appunto con un'ostrica). Nel XVIII secolo le ostriche erano un alimento a buon mercato. Johnson non permetteva che il suo cameriere andasse a comprare il cibo per Hodge, perché temeva che il cameriere, seccato per una tale incombenza, potesse prendersela con il gatto. Il letterato quindi andava personalmente a comprare il cibo per Hodge.
Sempre da Boswell sappiamo che Johnson andò ad acquistare della valeriana per alleviare le sofferenze del gatto quand'era in procinto di morire. Alla morte di Hodge, il necrologio fu scritto dal poeta Percival Stockdale in forma di elegia:
Who, by his master when caressed
Warmly his gratitude expressed;
And never failed his thanks to purr
Whene'er he stroked his sable fur.
[Hodge] che, quando veniva accarezzato dal suo padrone, calorosamente esprimeva la sua gratitudine, e mai mancava di ringraziare facendo le fusa, ogni volta che veniva accarezzata la sua nera pelliccia.
Davanti alla casa del Dr Johnson, in 17 Gough Square a Londra, fu posta nel 1997 la statua di Hodge modellata sul proprio gatto dallo scultore Jon Buckley.
C'è un gruppo facebook dedicato a Hodge: Quelli che amano il gatto di Samuel Johnson.
La foto del ritratto di Johnson è di Arborwin.
sabato 31 dicembre 2011
Il racconto di Capodanno

I GATTI DI ULTHAR
di H.P. Lovecraft - (15 giugno 1920)
Si dice che a Ulthar, oltre il fiume Skai, non si possono uccidere i gatti, e mentre guardo la bestiola accoccolata a far le fusa davanti al caminetto, non ho nessun motivo per dubitarne. Enigmatico, il gatto è affine a quelle strane cose che l’uomo non può vedere. È lo spirito dell’antico Egitto, depositario dei racconti a noi giunti dalle città dimenticate delle terre di Meroe e Ophir. E parente dei signori della giungla, erede dell’Africa oscura e feroce. La Sfinge è sua cugina, e lui parla la sua lingua; ma il gatto è più vecchio della Sfinge, e ricorda ciò che lei ha dimenticato.
A Ulthar, prima che i cittadini proibissero l’uccisione dei gatti, vivevano un anziano contadino e sua moglie, i quali si dilettavano a intrappolare e ammazzare i gatti dei loro vicini. Non so immaginare i motivi di questo peculiare passatempo, oltre al fatto che molte persone non sopportano i miagolii notturni dei gatti e non vedono di buon occhio il fatto che all’imbrunire si aggirino furtivamente nei giardini e nei cortili. Ad ogni modo, qualunque fosse la ragione, fatto sta che questo vecchio e sua moglie provavano un morboso piacere nel catturare e uccidere ogni gatto che si avvicinasse al loro tugurio. Inoltre, a giudicare dai rumori che si udivano dopo il tramonto, molti degli abitanti di Ulthar erano propensi a ritenere che il modo in cui i due coniugi uccidevano le malcapitate bestiole fosse assai particolare. Tuttavia, di ciò gli abitanti del villaggio non ragionavano mai con i due anziani, Scoraggiati dall’espressione che abitualmente vedevano sulle loro facce avvizzite, e dal fatto che la loro abitazione, una minuscola catapecchia, sorgesse sul retro di un terreno abbandonato, racchiuso nel folto di un querceto che la celava quasi totalmente alla vista.
I proprietari di gatti detestavano quella strana coppia, ma la paura che quei due incutevano superava l’odio. Di conseguenza, anziché ammonirli e trattarli come brutali assassini, si limitavano a impedire con estrema attenzione che un amato gattino domestico o selvatico predatore di topi si aggirasse intorno alla solitaria bicocca sotto gli alberi oscuri. Quando, però, per una inevitabile distrazione, un gatto spariva e si udivano i ben noti rumori al calare del buio, il proprietario della bestiola scomparsa non poteva far altro che lamentarsi impotente, o consolarsi ringraziando il fato che a sparire non fosse stato uno dei suoi figlioli. Perché gli abitanti di Ulthar erano gente semplice, e nulla sapevano sull’origine e la provenienza dei gatti.
Accadde un giorno che una carovana di strani nomadi delle terre del sud giungesse nelle strade acciottolate di Ulthar. Avevano la pelle scura, ed erano diversi dagli altri girovaghi che attraversavano il villaggio due volte all’anno. Predissero la sorte per una moneta d’argento nella piazza del mercato, e acquistarono collane colorate dai mercanti. Nessuno sapeva immaginare da quale paese provenissero questi curiosi stranieri. Alcuni li udirono recitare strane preghiere, e non si tardò a notare le strane raffigurazioni dipinte sui fianchi dei loro carri: esseri dal corpo umano e la testa di gatto, falco, ariete o leone. Il capo della carovana portava un copricapo dal quale spuntavano due corna, e tra queste campeggiava un curioso disco.
Accadde un giorno che una carovana di strani nomadi delle terre del sud giungesse nelle strade acciottolate di Ulthar. Avevano la pelle scura, ed erano diversi dagli altri girovaghi che attraversavano il villaggio due volte all’anno. Predissero la sorte per una moneta d’argento nella piazza del mercato, e acquistarono collane colorate dai mercanti. Nessuno sapeva immaginare da quale paese provenissero questi curiosi stranieri. Alcuni li udirono recitare strane preghiere, e non si tardò a notare le strane raffigurazioni dipinte sui fianchi dei loro carri: esseri dal corpo umano e la testa di gatto, falco, ariete o leone. Il capo della carovana portava un copricapo dal quale spuntavano due corna, e tra queste campeggiava un curioso disco.
Tra i vagabondi della singolare carovana faceva spicco un ragazzino, orfano di entrambi i genitori, la cui sola compagnia era un piccolo micetto nero per il quale mostrava tenero affetto. La peste non era stata indulgente con lui, fortunatamente gli aveva lasciato quel grazioso batuffolo di pelo ad alleviare la sua tristezza; e si sa, quando si è piccoli è facile trovare conforto nelle simpatiche moine di un gattino nero. Cosicché, il ragazzino, che quei nomadi dalla pelle scura chiamavano Menes, passava più tempo a ridere che a piangere quando sedeva a giocare col suo grazioso micino sulla scaletta di un carro adorno di quegli strani disegni.
La mattina del terzo giorno trascorso a Ulthar dai girovaghi, Menes non trovò il suo gattino. Scoppiò in singhiozzi, e sentendolo piangere così forte nella piazza del mercato, alcune persone gli raccontarono del vecchio e di sua moglie, e dei rumori che si sentivano di notte. Nell’udire quei racconti, Menes smise di piangere e prese a riflettere, poi cominciò a pregare. Alzò le braccia verso il sole e pregò in una lingua che suonò incomprensibile a tutti. In verità, nessuno si sforzò di capire ciò che diceva, in quanto l’attenzione dei presenti era rivolta al cielo e alle strane forme che le nuvole andavano assumendo. Si trattò di un fenomeno stranissimo: mentre il ragazzo mormorava la sua supplica, sembravano prender forma nel cielo nebulose figure di creature esotiche, ibridi esseri coronati da dischi a due corna. La Natura abbonda di illusioni che impressionano la fantasia.
Quella notte i girovaghi lasciarono Ulthar per non farvi mai più ritorno. E una sottile inquietudine assalì i cittadini allorché si accorsero che in tutto il villaggio non vi era più un solo gatto. Da ogni focolare la domestica bestiola era sparita senza lasciar traccia: gatti grossi e piccini, neri, grigetti, tigrati, gialli e bianchi. Il vecchio Kranon, il califfo, accusò i nomadi dalla pelle nera di aver rapito tutti i gatti del villaggio per vendicare l’uccisione del gattino di Menes, e maledì la carovana e il ragazzino.
Ma Nith, il magro notaio del paese, reputava assai più sospettabili il vegliardo e la moglie, giacché l’odio di quei due per i gatti era ben noto a tutti, e diventava sempre più sfrontato. Ciò nondimeno, nessuno osò protestare apertamente contro la sinistra coppia; neppure quando il piccolo Atal, il figlio del locandiere, giurò di aver visto tutti i gatti di Ulthar radunarsi al tramonto nel campo maledetto nascosto dalle querce. Non solo; li aveva visti sfilare lentamente in circolo intorno alla capanna, in fila per due, come se stessero celebrando un misterioso rito bestiale. Gli abitanti di Ulthar non potevano dar credito alle parole di un ragazzino, ed erano propensi a credere che la malvagia coppia avesse ucciso tutti i gatti con qualche sorta di misterioso incantesimo; ciò nonostante preferirono non affrontare il vecchio finché non lo avessero avuto a tiro fuori dal suo cortile buio e repellente.
E così Ulthar andò a dormire con la sua rabbia impotente, e quando all’alba si risvegliò — prodigio! Tutti i gatti erano ritornati al loro focolare domestico. Grossi e piccini, neri, grigi, tigrati, gialli e bianchi, non ne mancava neanche uno. A guardarli apparivano belli grassi e col pelo più lucido che mai, e tutti facevano le fusa manifestando gioia e soddisfazione.
I cittadini si confidarono il fatto a vicenda, non senza una buona dose di stupore. Il vecchio Kranon insistette nuovamente nella sua convinzione che a rapirli fossero stati i girovaghi dalla pelle scura, giacché non era mai successo che un gatto ritornasse vivo dalla casa del vecchio e di sua moglie. Tutti, però, concordavano su una cosa: il rifiuto dei gatti di mangiaré la loro porzione di carne o di bere la loro ciotola di latte era davvero strano. E per due giorni interi gli oziosi e lucidi gatti di Ulthar non vollero toccar cibo, ma soltanto sonnecchiare al sole o in casa davanti al caminetto.
Ci volle un’intera settimana perché gli abitanti di Ulthar notassero che al calar della sera nessuna luce brillava alle finestre della casupola in mezzo agli alberi. Allora il magro Nith osservò che nessuno aveva più visto il vegliardo e sua moglie dalla notte in cui erano scomparsi i gatti.
Passò un’altra settimana e fu allora che il califfo decise di vincere le sue paure e di recarsi alla dimora stranamente silenziosa, ottemperando al suo dovere. Nel farlo, però, agì con prudenza portando con sé Shang il fabbro e Thul il tagliapietre in qualità di testimoni. E quando buttarono giù la fragile porta, quel che trovarono fu esattamente questo: due scheletri umani sul pavimento minuziosamente spolpati e una quantità di strani scarafaggi che strisciavano negli angoli bui.
Ci fu un gran parlare tra la gente di Ulthar dopo questa scoperta. Zath, il medico, discusse a lungo con Nith, il magro notaio; e Kranon, Shang e Thul furono tempestati di domande. Persino il piccolo Atal, il figlio del locandiere, fu sottoposto a un serrato interrogatorio, e infine ricompensato con qualche dolciume. Si parlò del vecchio contadino e di sua moglie, della carovana di girovaghi dalla pelle scura, del piccolo Menes e del suo gattino nero, della preghiera di Menes e di come era apparso il cielo durante la preghiera, di come si erano comportati i gatti la notte della partenza della carovana e di ciò che successivamente fu scoperto nella casa sotto gli alberi fitti del cortile repellente.
E fu così che infine gli abitanti della città promulgarono quella singolare legge di cui parlano i commercianti di Hatheg e discutono i viaggiatori di Nir, e cioè che nella città di Ulthar è vietato uccidere i gatti.domenica 11 dicembre 2011
Daniel: un gatto con 26 dita
Su Repubblica video si parla del gatto Daniel, che ha 26 dita.
La polidattilia felina è ben nota: ne avevamo parlato qui, quando abbiamo raccontato dei gatti di Hemingway o meglio dei discendenti del suo Snowball (è quello bianco, nella foto in bianco e nero della galleria) di cui ha scritto lazampa.it
La polidattilia felina è ben nota: ne avevamo parlato qui, quando abbiamo raccontato dei gatti di Hemingway o meglio dei discendenti del suo Snowball (è quello bianco, nella foto in bianco e nero della galleria) di cui ha scritto lazampa.it
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