Oggi, dopo mesi, riprendo a scrivere sul blog. Lo faccio con un contributo di Roberto Saviano.
"Fabiano Antoniani, Dj Fabo, è morto questa mattina alle 11.40 in Svizzera. Dj Fabo, tetraplegico e cieco in seguito a un incindente stradale, ha scelto di morire. Non solo per lavorare con dignità, ma anche per morire con dignità bisogna emigrare dall'Italia. E Fabo è morto in esilio perché il suo Paese, il nostro Paese, non ha ascoltato il suo appello.
"Sono finalmente arrivato in Svizzera e ci sono arrivato con le mie forze e non grazie all’aiuto del mio Stato. Volevo ringraziare una persona che ha voluto salvarmi da questa vita, un inferno di dolore, di dolore, di dolore".
La persona che Fabo ringrazia è Marco Cappato, politico, difensore di diritti.
Cappato, in un video pubblicato sulla sua pagina Facebook, spiega come in Svizzera non si pratichi eutanasia a chiunque lo chieda, ma c'è assistenza medica che valuta le condizioni che effettivamente consentano di accedere alla morte volontaria. in Svizzera, appunto. In Italia, invece, nel Paese di cui bisogna parlar sempre bene, tutti sordi all'appello di Fabo. Questa è l'Italia, una bella cartolina. Un Paese in cui la vita deve scorrere senza impedimenti di sorta, senza intoppi apparenti. Tu Fabo hai potuto chiedere di finire la tua vita con umanità e hai potuto farlo con la tua voce. Ti abbiamo sentito distintamente chiedere una morte dignitosa, non esiste giustificazione possibile al silenzio che hai ottenuto in risposta. Non esiste giustificazione e urgenza possibile per la mancanza di empatia, di attenzione e di umanità del Parlamento e del Paese in cui ti è toccato in sorte di nascere e dal quale sei stato costretto ad auto esiliarti per morire. Perdonaci per aver reso la religione che crediamo di osservare talmente vuota da non saper più riconoscere un Cristo quando lo abbiano di fronte."
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martedì 28 febbraio 2017
mercoledì 14 agosto 2013
Bigazzi reloaded
Antonella Clerici annuncia in un'intervista a Tv sorrisi e canzoni il ritorno in Rai di Beppe Bigazzi. Il gastronomo toscano disse che la specialità del Valdarno sono i gatti in umido, lasciati tre giorni nel torrente, e che lui aveva mangiato tante volte. Lo cacciarono.
Sul sito di repubblica c'è la notizia con i commenti dei lettori, più interessanti delle infelici uscite del Bigazzi, alternativamente visto come un paladino del mondo che scompare e va salvato (e qui si confonde la tradizione con l'usanza becera da seppellire come certi rimedi fasulli della nonna), bischero, vecchio rimba, grande conoscitore della gastronomia, uomo che ha solo detto la verità. Non è così semplice, la questione, come abbiamo già discusso qui.
E il Bigazzi farebbe meglio a pensarci due volte prima di dire scemenze.
La Clerici avrebbe detto poi: "Penso che la sua sia stata una battuta uscita male perché conosco il suo amore per gli animali. E poi oramai ha 80 anni e tutto cade in prescrizione, è giusto dargli una possibilità".
Come quell'altro ottantenne già condannato in cassazione?
La Clerici avrebbe detto poi: "Penso che la sua sia stata una battuta uscita male perché conosco il suo amore per gli animali. E poi oramai ha 80 anni e tutto cade in prescrizione, è giusto dargli una possibilità".
Come quell'altro ottantenne già condannato in cassazione?
domenica 30 giugno 2013
La signora delle stelle
Coraggiosa, intelligente, atea, impegnata politicamente, prima donna in Italia a dirigere un osservatorio astronomico, membro dell'Accademia dei Lincei, dell'Unione Internazionale Astronomi e della Royal Astronomical Society, gattofila da sempre, Margherita Hack ci ha lasciati. Ne avevamo parlato qui e qui.
Così la ricorda Piergiorgio Odifreddi:
Era da tempo gravemente malata, ma aveva deciso di non curarsi più, lasciando alla Natura la decisione di quando richiamarla a sé. Fino all’ultimo, dunque, è rimasta coerente con la sua figura di intellettuale impegnata: da un lato, concentrata nello studio e nell’apprezzamento delle bellezze del cosmo, e dall’altro lato, incurante delle convenzioni stabilite e insofferente delle superstizioni condivise. Fin dalla giovinezza, aveva imparato a vivere sana. Era nata in una famiglia vegetariana e non aveva mai mangiato carne, facendo sua la motivazione esposta dal filosofo Peter Singer nell’ormai classico libro Liberazione animale (Mondadori, 1991):il fatto, cioè, che mangiare gli animali richiede di causar loro enormi sofferenze, dalla nascita alla morte, e rende complici di quella che la Hack chiamava una “ecatombe giornaliera”. A difensori dell’inciviltà dei McDonald’s, che provavano a sostenere con lei che un bambino necessita di carne per crescere, la Hack rispondeva che non solo lei era cresciuta benissimo, senza mai aver avuto malattie serie, ma aveva potuto praticare sport agonistici, diventando in gioventù campionessa di salto in alto e in lungo. E ancora a ottant’anni faceva giri in bicicletta di 100 chilometri e giocava a pallavolo. L’altra faccia del vegetarianesimo della Hack era il suo famoso amore per i gatti, dei quali viveva circondata in casa, e che spesso si vedevano gironzolare attorno a lei, o sederle vicino, durante le interviste registrate o gli interventi in videoconferenza.
Tutto l'articolo di Odifreddi su micromega.
Così la ricorda Piergiorgio Odifreddi:
Era da tempo gravemente malata, ma aveva deciso di non curarsi più, lasciando alla Natura la decisione di quando richiamarla a sé. Fino all’ultimo, dunque, è rimasta coerente con la sua figura di intellettuale impegnata: da un lato, concentrata nello studio e nell’apprezzamento delle bellezze del cosmo, e dall’altro lato, incurante delle convenzioni stabilite e insofferente delle superstizioni condivise. Fin dalla giovinezza, aveva imparato a vivere sana. Era nata in una famiglia vegetariana e non aveva mai mangiato carne, facendo sua la motivazione esposta dal filosofo Peter Singer nell’ormai classico libro Liberazione animale (Mondadori, 1991):il fatto, cioè, che mangiare gli animali richiede di causar loro enormi sofferenze, dalla nascita alla morte, e rende complici di quella che la Hack chiamava una “ecatombe giornaliera”. A difensori dell’inciviltà dei McDonald’s, che provavano a sostenere con lei che un bambino necessita di carne per crescere, la Hack rispondeva che non solo lei era cresciuta benissimo, senza mai aver avuto malattie serie, ma aveva potuto praticare sport agonistici, diventando in gioventù campionessa di salto in alto e in lungo. E ancora a ottant’anni faceva giri in bicicletta di 100 chilometri e giocava a pallavolo. L’altra faccia del vegetarianesimo della Hack era il suo famoso amore per i gatti, dei quali viveva circondata in casa, e che spesso si vedevano gironzolare attorno a lei, o sederle vicino, durante le interviste registrate o gli interventi in videoconferenza.
Tutto l'articolo di Odifreddi su micromega.
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lunedì 16 luglio 2012
Satira felina
Il primo disegno trasforma l'ubiqua, stucchevole e invadente gattina Kitty in Elio delle Storie Tese (e anche x-factoriano giudice insieme agli odiosi Morgan, Arisa e Ventura: come avrà fatto a finire in questo improponibile team? aveva proprio bisogno di quel lavoro?). Anche Elio Kitty, come la gattina originale, è senza bocca. La disegnatrice Yuko Yamaguchi ha dichiarato che il design senza bocca serve a far sì che la gente che guarda la gattina possa proiettare i propri sentimenti su di lei. Dice anche: "Kitty sembra felice quando la gente è felice; sembra triste quando la gente è triste. Se avesse una bocca avrebbe un'espressione e nessuno potrebbe rintracciare in lei il proprio stato d'animo, quindi ho preferito non disegnargliela".
E questo è invece il gatto Alberto di Facebook che vuole papparsi la colomba della pace:
E questo è invece il gatto Alberto di Facebook che vuole papparsi la colomba della pace:
martedì 12 giugno 2012
domenica 25 dicembre 2011
Giorgio Bocca e i gatti
Di Giorgio Bocca, partigiano, scrittore e giornalista, ricorderemo qui il suo amore per i gatti.
Disse tra l'altro: "sono debitore ai miei gatti di rare beatitudini."

Disse tra l'altro: "sono debitore ai miei gatti di rare beatitudini."

Come non condividere questo pensiero?
Intervistato da lettera43 lo scorso aprile, lo scrittore viene descritto "seduto nella penombra della sua elegante casa al centro di Milano, con un vecchio pc di fronte e centinaia di libri intorno, così tanti che sembra che il Novecento sia lì a guardarti, severo e polveroso, tutto stipato in quegli scaffali che sovrastano ogni cosa: i quadri, i tappeti, il gatto, finanche il silenzio."
Da "Il viaggiatore spaesato", scritto nel 1996, qualche riflessione sui suoi compagni felini:
Di noi uomini i gatti hanno capito molte cose, se non tutte: sanno, da millenni, che con noi non devono mai darsi, ma farsi sempre corteggiare, mai girarsi quando l'umano li chiama, ma strusciarsi sulle sue gambe quando non se lo aspetta perché gli sia ben chiaro che loro gatti fanno quel che vogliono e, se l'umano lascia un cotechino delle Langhe incustodito, in un lampo lo afferrano. Da millenni il patto è questo: convivono, afferrano, divorano ma senza ombra di pentimento e questo piace al masochismo dell'umano. Quando hanno fame ti guardano come se fossi la Madonna, imploranti e magnetici, ma una volta mangiato si allontanano lentamente, di traverso. Non chiamate, non si degnano ...
Mi vogliono bene i miei gatti? Difficile dirlo. Ti arrivano di un balzo sul petto e ci si insediano come la sfinge, per l'eternità. Sì, forse mi vogliono bene, ma sempre dopo i loro desideri e gli scatti e gli scarti di belva domestica, che vive con gli umani senza rinunciare a nulla della sua naturale innocente ferocia ...
Non c'è nulla che abbia deciso di fare che tu possa cambiargli in quella testa. A volte sembra che ti stia dicendo: tu umano sei un po' fanciullesco, tu pensi che non sia più completamente un gatto, che abbia ceduto all'accasamento, a questo cuscino, morbido e caldo, alle tue carezze, ai giochi con le noci rotolanti sul pavimento, ma se di colpo mi fermo a guardare ciò che tu non vedi sono ancora un fascio di nervi, di istinti, d'imprevedibile follia.
Di noi uomini i gatti hanno capito molte cose, se non tutte: sanno, da millenni, che con noi non devono mai darsi, ma farsi sempre corteggiare, mai girarsi quando l'umano li chiama, ma strusciarsi sulle sue gambe quando non se lo aspetta perché gli sia ben chiaro che loro gatti fanno quel che vogliono e, se l'umano lascia un cotechino delle Langhe incustodito, in un lampo lo afferrano. Da millenni il patto è questo: convivono, afferrano, divorano ma senza ombra di pentimento e questo piace al masochismo dell'umano. Quando hanno fame ti guardano come se fossi la Madonna, imploranti e magnetici, ma una volta mangiato si allontanano lentamente, di traverso. Non chiamate, non si degnano ...
Mi vogliono bene i miei gatti? Difficile dirlo. Ti arrivano di un balzo sul petto e ci si insediano come la sfinge, per l'eternità. Sì, forse mi vogliono bene, ma sempre dopo i loro desideri e gli scatti e gli scarti di belva domestica, che vive con gli umani senza rinunciare a nulla della sua naturale innocente ferocia ...
Non c'è nulla che abbia deciso di fare che tu possa cambiargli in quella testa. A volte sembra che ti stia dicendo: tu umano sei un po' fanciullesco, tu pensi che non sia più completamente un gatto, che abbia ceduto all'accasamento, a questo cuscino, morbido e caldo, alle tue carezze, ai giochi con le noci rotolanti sul pavimento, ma se di colpo mi fermo a guardare ciò che tu non vedi sono ancora un fascio di nervi, di istinti, d'imprevedibile follia.
Grazie a http://mazluc.jimdo.com/ per le citazioni.
La foto con il gatto è tratta dalla galleria pubblicata dal Corriere della Sera per commemorare la morte di Bocca.
lunedì 5 dicembre 2011
Mapplethorpe, Smith e il gatto
Oggi, al Forma di Milano, ho visto la mostra di Mapplethorpe.
Tra le foto la famosa serie con Patty Smith. In una, un bel micio bianco e nero come la mia Piumina:
Tra le foto la famosa serie con Patty Smith. In una, un bel micio bianco e nero come la mia Piumina:
martedì 29 novembre 2011
Canzone per un gatto: Patty Smith
E' comparso sulla mia bacheca facebook, postato da mondogatto, questo video:
martedì 22 novembre 2011
Charlotte e il gatto nero
Charlotte Rampling, attrice splendida e conturbante, è proprietaria di un grosso gatto nero che si chiama - incredibilmente - come il portiere di notte dell'omonimo e discusso film: Max.
... As she sits, the best-fed cat in France wanders in, jumps on her lap and seductively paws at Rampling like of one of her many screen lovers over the years.
"That's my pussycat," says the smitten owner. "It's Blackie. Ahhh Blackie." Then a declaration: "Cats are very important people." All this affection for an enormous black cat is not what you expect from an actress who is famous for bringing a sexy chill to so many films since Georgy Girl in 1966.
Ho letto la notizia in un'intervista rilasciata in occasione dell'uscita del film The Look e, nonostante abbia cercato in rete un'immagine della leggendaria Charlotte con Max non ho trovato altro che foto dell'inquietante aguzzino nazista.
L'unico altro riferimento al gattone nero è in un'altra intervista di qualche anno fa, dove però il micio sembra chiamarsi Blackie:
... As she sits, the best-fed cat in France wanders in, jumps on her lap and seductively paws at Rampling like of one of her many screen lovers over the years.
"That's my pussycat," says the smitten owner. "It's Blackie. Ahhh Blackie." Then a declaration: "Cats are very important people." All this affection for an enormous black cat is not what you expect from an actress who is famous for bringing a sexy chill to so many films since Georgy Girl in 1966.
Ma si sa, i gatti hanno molti nomi!
domenica 19 giugno 2011
Addio a Giorgio Celli
Giorgio Celli, entomologo, appassionato gattofilo, divulgatore, scienziato, se n'è andato. Era da tempo ammalato ed era stato ricoverato lo scorso maggio per problemi cardiaci.
Conduttore della fortunata trasmissione " Nel regno degli animali", aveva raccontato con rara, pacata competenza i segreti dei gatti e di tanti altri animali. Ascoltatelo in questo video.
Conduttore della fortunata trasmissione " Nel regno degli animali", aveva raccontato con rara, pacata competenza i segreti dei gatti e di tanti altri animali. Ascoltatelo in questo video.lunedì 28 giugno 2010
Gatti e stelle

Su youtube Margherita Hack presenta il suo nuovo libro Perché le stelle non ci cadono in testa?
La Hack ha dichiarato di preferire i gatti alle stelle!
martedì 23 febbraio 2010
The biophilia hypothesis
In attesa di linkare l'audio completo della trasmissione, qualche commento su quello che ho sentito ieri sera alla Zanzara di Cruciani su Radio 24, dove è intervenuto Bigazzi, il pensionato che per dieci anni si è dedicato anima e core alla RAI. Tralascio le informazioni che qui e là venivano date sul Bigazzi al fine di restituirgli la dignità del colto uomo di successo con un passato da manager: ma è la povertà degli argomenti di costui a ridicolizzarlo vieppiù. Sosteneva, l'ex cuoco di gatti, che da un'epoca contadina in generale spietata con gli animali si è passati a quella delle smancerie. A quella dei gatti confinati nelle case cittadine, castrati e ridotti a zimbelli. E qui sposerebbe la tesi di Tom Regan, filosofo che ha argomentato a favore dei diritti animali. In Gabbie vuote Regan riassume la base dei diritti animali, i principali abusi perpetrati dagli umani sugli altri animali e le linee-guida animaliste, secondo le quali la richiesta del movimento non dovrebbe essere quella, come spesso accade, di gabbie più grandi, ma appunto di gabbie vuote.
Ci sono però, tra le ricette di gatto in umido della Prova del cuoco e le gabbie vuote sfumature che varrebbe la pena di considerare.
Che l'animale da utilità sia un vago ricordo se non in realtà sempre più limitate forse possiamo concederlo, anche se il Bigazzi dimentica le condizioni degli animali negli allevamenti. Ma che la funzione di animale da compagnia sia ridotta ad espressione di smancerie e atteggiamenti leziosi non è accettabile.
E. O. Wilson ha introdotto - credo negli anni '80 - il concetto di biofilia, per il quale l’affinità dell’uomo con la natura, e quindi con tutti gli esseri viventi, è innata, un prodotto della selezione naturale, essendo la biofilia un vantaggio per gli esseri umani. Abbiamo dunque sviluppato una capacità di interazione con animali e piante forte e profonda, per quanto sussistano manifestazioni biofobiche come quelle esemplificate da Wilson in Woody Allen (che prende tutte le precauzioni possibili per evitare ogni contatto tra il suo corpo e organismi viventi).
Sono moltissimi ad avere questa pulsione zootropa, ben diversa dagli esibizionismi patologici alla Paris Hilton che ostenta il suo chihuahua come una borsa di Vuitton (o dentro una borsa di Vuitton).
A me questo Bigazzi pare un troglodita. Uno che non si rende conto di mutazioni epocali. Quelle che hanno sviluppato in noi il rispetto degli animali facendolo convivere con la necessità di cibarsi di essi e hanno portato alla definizione di animale d'affezione.
Gli direi di leggere di Michael Pollan Il dilemma dell’onnivoro (Adelphi, 2008), dove si traccia un ritratto l’alimentazione negli USA e si considerano, tra l'altro, le contraddizioni culturali del capitalismo, un sistema in cui, col tempo, l’impulso economicista tende a erodere i pilastri morali della società. Un sistema nel quale la pietà nei confronti degli animali da noi allevati è una delle ultime vittime. Si può mangiare carne rispettando gli animali? Pollan trova la risposta alla Polyface di Joel Salatin, dove tutto avviene in piena trasparenza e il consumatore prende coscienza della catena alimentare macellando il proprio pollo con le proprie mani. Pollan sperimenta poi una cena da cacciatore-raccoglitore, riappropriandosi del rapporto diretto con ciò che mangiamo.
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Ci sono però, tra le ricette di gatto in umido della Prova del cuoco e le gabbie vuote sfumature che varrebbe la pena di considerare.
Che l'animale da utilità sia un vago ricordo se non in realtà sempre più limitate forse possiamo concederlo, anche se il Bigazzi dimentica le condizioni degli animali negli allevamenti. Ma che la funzione di animale da compagnia sia ridotta ad espressione di smancerie e atteggiamenti leziosi non è accettabile.
E. O. Wilson ha introdotto - credo negli anni '80 - il concetto di biofilia, per il quale l’affinità dell’uomo con la natura, e quindi con tutti gli esseri viventi, è innata, un prodotto della selezione naturale, essendo la biofilia un vantaggio per gli esseri umani. Abbiamo dunque sviluppato una capacità di interazione con animali e piante forte e profonda, per quanto sussistano manifestazioni biofobiche come quelle esemplificate da Wilson in Woody Allen (che prende tutte le precauzioni possibili per evitare ogni contatto tra il suo corpo e organismi viventi).
Sono moltissimi ad avere questa pulsione zootropa, ben diversa dagli esibizionismi patologici alla Paris Hilton che ostenta il suo chihuahua come una borsa di Vuitton (o dentro una borsa di Vuitton).
A me questo Bigazzi pare un troglodita. Uno che non si rende conto di mutazioni epocali. Quelle che hanno sviluppato in noi il rispetto degli animali facendolo convivere con la necessità di cibarsi di essi e hanno portato alla definizione di animale d'affezione.
Gli direi di leggere di Michael Pollan Il dilemma dell’onnivoro (Adelphi, 2008), dove si traccia un ritratto l’alimentazione negli USA e si considerano, tra l'altro, le contraddizioni culturali del capitalismo, un sistema in cui, col tempo, l’impulso economicista tende a erodere i pilastri morali della società. Un sistema nel quale la pietà nei confronti degli animali da noi allevati è una delle ultime vittime. Si può mangiare carne rispettando gli animali? Pollan trova la risposta alla Polyface di Joel Salatin, dove tutto avviene in piena trasparenza e il consumatore prende coscienza della catena alimentare macellando il proprio pollo con le proprie mani. Pollan sperimenta poi una cena da cacciatore-raccoglitore, riappropriandosi del rapporto diretto con ciò che mangiamo.
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